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martedì 17 dicembre 2013

POESIA DI NATALE

LA LUCE DI BETLEMME


Betlemme ospita numerosi luoghi sacri.

  • A ricordo della nascita di Gesù vi sorge la Basilica della Natività, al cui interno si trova la Grotta della Natività: il punto preciso ove, secondo la tradizione, avvenne la nascita di Gesù è indicato da una stella d'argento a 14 punte. Sulla stella si trova l'iscrizione latina:
«
HIC DE VIRGINE MARIA IESUS CHRISTUS NATUS EST »
((Qui dalla Vergine Maria è nato Gesù Cristo))
Le 14 punte rappresentano il numero delle generazioni da Abramo a Davide (14), da Davide alla deportazione in Babilonia (14) e dalla deportazione in Babilonia a Gesù Cristo (14), come riportato dal Vangelo di Matteo (Mt 1,1-16).


LA CONFESSIONE O PENITENZA E LA COMUNIONE...

Con il sacramento della Penitenza un credente, se sinceramente pentito, ottiene da Dio la remissione dei suoi peccati. È un sacramento amministrato necessariamente da un vescovo o un presbitero ed è anche chiamato con il nome di Riconciliazione oppure Confessione.
5 CONDIZIONI PER BEN CONFESSARSI:
1.  Esame di coscienza (analizzare la propria vita alla luce dei 10 comandamenti)
2.  Dolore per i peccati (provare dolore sincero per i peccati commessi)
3.  Proposito (di non fare più il peccato)
4.  Accusa (davanti al sacerdote con assoluzione o soddisfazione penitenziale)

5.  Penitenza (riparazione delle colpe commesse)
L'eucaristia, secondo la dottrina cattolica, altro non è che Gesù Cristo stesso. Nell'Eucarestia Gesù è presente in modo completo ed in tutta la sua persona, cioè nel Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Il miracolo consiste nel fatto che l'Eucarestia, sebbene sia sostanzialmente il corpo di Cristo, tuttavia mantiene quelli che sono gli accidenti esteriori del pane. Essa è strettamente collegata con la Pasqua, con la morte e resurrezione di Gesù. Il fatto fondamentale che collega i due avvenimenti è l'ultima Cena: fondante l'eucaristia e annunciante la Pasqua.
3 3 CONDIZIONI PER BEN COMUNICARSI:

1.  Essere in grazia di Dio (cioè senza peccati mortali)
2.  Sapere e pensare chi si va a ricevere (non riceviamo solo cibo ma il corpo, il sangue, l’ anima e la divinità di nostro Signore Gesù Cristo).
3. Osservare il digiuno eucaristico (essere digiuni da 1 ora si può bere l’ acqua e le medicine).

lunedì 16 dicembre 2013

LA CANDELA DEGLI ANGELI


La quarta candela è la " Candela degli Angeli " per onorare gli angeli 

e la meravigliosa novella che portarono agli uomini in quella notte mirabile. http://youtu.be/EdMx

giovedì 12 dicembre 2013

LA CANDELA DEI PASTORI...

 Nella terza domenica di Avvento si accende la "Candela dei Pastori" o "Candela della gioia".Viene introdotta dalla Antifona la seguente preghiera: Godete sempre nel Signore, ve lo ripeto, godete. La vostra modestia sia manifesta a tutti gli uomini, il Signore è vicino. Non siate ansiosi per alcuna cosa, ma in ogni circostanza fate conoscere a Dio i vostri bisogni. Hai benedetto, o Signore, la tua terra, hai liberato Giacobbe dalla schiavitù. Gloria al Padre… Godete sempre nel Signore…
Poiché nella terza domenica d’Avvento la Liturgia permette al sacerdote di utilizzare i paramenti rosa al posto di quelli viola tale candela può avere un colore diverso dalle altre tre.

martedì 10 dicembre 2013

RIFLESSIONE NATALIZIA ...



IL NATALE POESIA DELLA FAMIGLIA
"La poesia è l'uomo" scrive Salvatore Quasimodo nel "Discorso sulla poesia del 1946." La sua poetica coglie le motivazioni più profonde dell'uomo, che accetta le contraddizioni della vita e il suo svolgersi, che non si libera dalle sofferenze e dalle ingiustizie, ma le giustifica in una prospettiva cristiana. Il poeta Eugenio Montale continua sullo stesso orizzonte, quando afferma come la vocazione del poeta sia essenzialmente pedagogica per promuovere la dignità dell'essere umano, esortandolo a non aver disagio del nome che porta. Lo stesso Giuseppe Ungaretti, verso la maturità, rappresentava la poesia come testimonianza di un Dio Onnipotente che si fa, per amore, "carne umana, " per accompagnarci lungo l'alveo della storia, per sorreggerci anche quando l'uomo fugge nella direzione opposta.
Padre David Maria Turoldo viveva l'esperienza della nascita di Gesù nella contemplazione del mistero della sua gratuità, nel desiderio, che mai si estingueva, del silenzio interiore e nell'ascolto della Parola per essere ben disposto a scoprire il fascino dell'arcano gesto in cui Dio dice all'umanità: "Lasciatevi amare". Solo nel silenzio, il Natale si veste di risonanze avvolgenti che rendono l'uomo avvezzo al profondo e al sublime.: "... Tu sei sceso o Verbo di Dio/ in solitudine e silenzio / ... ma il mistero ha ora una voce / al tuo vagito il silenzio è più profondo".
Il poeta si domanda se la risposta dell'umanità al gesto d'amore divino dovrà attendere a lungo, ma non smarrisce la speranza che l'uomo, lontano dal frastuono di una visione edonistica della festa, possa ascoltare : " Quest'unico Verbo /che ora parla con voce di uomo /Dio che vivi nel cuore dell'uomo / Dio nascosto in cuore mortale / A Te l'amore che canta in silenzio".
Turoldo ci invita a condividere il silenzio nei momenti dove la Parola di Dio diventa misura dei nostri passi, per non avere un pensiero banale, per capire la differenza di ciò che è umano e ciò che non l’è. Solo così la nascita di Cristo  si configura come la realizzazione del divino nell'umano, nell'avvicinarsi di Dio all'uomo.
  
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lunedì 9 dicembre 2013

LA CANDELA DI BETLEMME...


IL PROFETA Michea 5,3:

E tu, Betlemme di Efrata
così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda,
da te mi uscirà colui

che deve essere il dominatore in Israele;

le sue origini sono dall'antichità,

dai giorni più remoti. 

Perciò Dio li metterà in potere altrui
fino a quando colei che deve partorire partorirà;
e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele. 
Egli starà là e pascerà con la forza del Signore,
con la maestà del nome del Signore suo Dio.
Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande
fino agli estremi confini della terra



sabato 7 dicembre 2013

LA CANDELA DEI PROFETI...

La prima candela, quella che si accende la prima domenica di Avvento, si chiama “Candela del Profeta” ed è la candela della speranza: ci ricorda che molti secoli prima di Gesù ci furono uomini saggi, chiamati profeti, che predissero la sua venuta nel mondo.

mercoledì 4 dicembre 2013

L'ALBERO DI NATALE... rappresenta la vita, le radici raffigurano la vita sotterranea, il tronco quella terrestre e i rami che si innalzano verso il cielo raffigurano invece la vita eterna.


L'albero di Natale è, con la tradizione del presepe, una delle più diffuse usanze natalizie. Si tratta in genere di un abete, addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e altro.Questo può essere portato in casa o tenuto all'aperto, e viene preparato qualche giorno o qualche settimana prima di Natale (spesso nel giorno dell'Immacolata concezione), e rimosso dopo le feste. Soprattutto se l'albero viene collocato in casa, è tradizione che ai suoi piedi vengano collocati i regali di Natale impacchettati, in attesa del giorno della festa in cui potranno essere aperti. In genere l'albero di Natale in Italia è un peccio (Picea abies) detto anche abete rosso; mentre nell'Europa Centrale e nei Paesi nordici è comune l'uso di abeti (Abies alba o Abies nordmanniana); più raramente si usano pini o altre conifere sempreverdi, ma possono essere usati anche altri tipi di albero, come ad esempio Magnolia grandiflora.

lunedì 2 dicembre 2013

IL MIO PRESEPE DIGITALE...AUGURI!!!


« Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. »(Vangelo di Luca, II, 7)
Il presepe (o presepio) è una rappresentazione della nascita di Gesù, derivata da tradizioni medievali.
Il termine deriva dal latino praesaepe, cioè greppiamangiatoia, ma anche recinto chiuso dove venivano custoditi ovini e caprini composto daprae = innanzi e saepes = recinto, ovvero luogo che ha davanti un recinto. Un'altra ipotesi fa nascere il termine da praesepire cioè recingere. Nel latino tardo delle prime vulgate evangeliche viene chiamato cripia, che divenne poi krippe in tedesco, crib in inglese, krubba in svedese e crèchein francese. Una curiosità: il presepe è chiamato così solo in Italia ed in Ungheria perché la parola vi arrivò via Napoli nel XIV secolo quando un discendente Angiò divenne re di quelle regioni.
Le prime fonti del presepe sono i 180 versetti dei Vangeli di Matteo e Luca, cosiddetti dell'infanzia, che riportano la nascita di Gesù avvenuta al tempo di re Erode, a Betlemme di Giudea, piccola borgata ma sin da allora nobile, perché aveva dato i natali a Re Davide.
Il presepe moderno indica una ricostruzione tradizionale della natività di Gesù Cristo durante il periodo natalizio: si riproducono quindi tutti i personaggi e i posti della tradizione, dalla grotta alle stelle, dai Re Magi ai pastori, dal bue e l'asinello agli agnelli, e così via. La rappresentazione può essere sia vivente che iconografica.

La Corona dell'Avvento è una tradizione natalizia tipica soprattutto dei paesi di cultura anglosassone e germanica.

Le quattro candele rappresentano le quattro domeniche di Avvento. Ognuna di esse ha una denominazione ed un significato peculiari:
  1. La prima candela è detta "del Profeta", poiché ricorda le profezie sulla venuta del Messia.
  1. La seconda candela è detta "di Betlemme", per ricordare la città in cui è nato il Messia.
  1. La terza candela è detta "dei pastori", i primi che videro ed adorarono il Messia. Poiché nella terza domenica d'Avvento la Liturgia permette al sacerdote di utilizzare i paramenti rosa al posto di quelli viola tale candela può avere un colore diverso dalle altre tre.
  1. La quarta candela è detta "degli Angeli", i primi ad annunciare al mondo la nascita del Messia.
  1. L'eventuale quinta candela rappresenta il giorno di Natale.
Secondo un'altra tradizione assai diffusa le quattro candele rappresentano la Speranza, la Pace, la Gioia e l'Amore. L'accensione di ciascuna candela indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre dovuta alla sempre più prossima venuta del Messia. La forma circolare della Corona dell'Avvento è simbolo di unità e di eternità. I rami di sempreverdi che ne costituiscono la base rappresentano la speranza della vita eterna.

LA CORONA DI AVVENTO ...

“La corona d’Avvento deve avere quattro candele viola e senza fiori, ed essere collocata vicino l’altare”.
Qual è il significato delle quattro candele della corona d’Avvento?
Ogni tempo liturgico ha i propri segni che lo contraddistinguono. Anche l’Avvento ha i suoi. La corona d’Avvento ha origine nel Nord d’Europa, precisamente in Scandinavia, e negli ultimi anni è entrata con forza nelle nostre comunità cristiane. Essa consiste in un supporto circolare [indica il tempo che ciclicamente ritorna, ma simboleggia anche l'attesa del ritorno di Cristo] rivestito di rami verdi sul quale vengono collocate quattro candele (il colore viola sarebbe quello più appropriato).
L'eventuale quinta candela rappresenta il giorno di Natale.
Queste candele simboleggiano le quattro settimane del tempo d’Avvento e vengono accese una ogni domenica. La corona deve essere collocata in un luogo visibile del presbiterio, vicino all’altare oppure vicino al pulpito.

domenica 1 dicembre 2013

UNA PREGHIERA PER L'AVVENTO IL SALMO 8

Salmo 8

Al maestro di coro. Sul canto: «I Torchi...».
Salmo. Di Davide
.
2 O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.
3 Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
4 Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
5 che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
6 Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
7 gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
8 tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;
9 Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.
10 O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

giovedì 28 novembre 2013

L'AVVENTO... ARRIVO... per le classi 1^, 2^ e 3^ sec, 1°

Significato del termine
Avvento - adventus, in latino - significa venuta, arrivo. È una parola di origine profana che designava la venuta annuale della divinità pagana, al tempio, per fare visita ai suoi adoratori. Si credeva che il dio, la cui statua era lì oggetto di culto, rimanesse in mezzo a loro durante la solennità. Nel linguaggio corrente, denominava anche la prima visita ufficiale di un personaggio importante, una volta assunto un alto incarico.
Così, alcune monete di Corinto perpetuano il ricordo dell'adventus augusti, ed un cronista dell'epoca qualifica con l'espressione adventus divi il giorno dell'arrivo dell'Imperatore Costantino. Nelle opere cristiane dei primi tempi della Chiesa, specialmente nella Vulgata, adventus si trasformò nel termine classico per designare la venuta di Cristo sulla terra, ossia, l'Incarnazione, inaugurando l'era messianica e, dopo, la sua venuta gloriosa alla fine dei tempi.

lunedì 25 novembre 2013

LA FAMIGLIA CRISTIANA per le classi 3^ A e 3^ B sec. 1°

 La famiglia  secondo l'Art. 29 della Costituzione Italiana
"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare."

LE ERESIE per le classi 2^ A e 2^ B sec. 1°

                                                                               Ario
Ario è stato un presbitero e teologo berbero. La corrente teologica cristiana sorta attorno alle sue dottrine religiose fu condannata come eretica nel primo Concilio di Nicea, e venne in seguito indicata con il nome di arianesimo.

RELIGIONE EGIZIA: la psicostasia (pesatura del cuore o dell'anima) per la classe 1^ A e 1^ B sec. 1°.


Con il termine psicostasia si suole indicare la cerimonia cui, secondo il Libro dei morti dell'antica religione egiziana, veniva sottoposto il defunto prima di poter accedere all'aldilà. Più usualmente, la psicostasia è nota come "pesatura del cuore", o "dell'anima".
Nella fascia alta, il defunto implora 14 dei-giudici, 7 dei quali recano l'ankh, il segno della vita; nella fascia bassa, da sinistra verso destra, Hennefer è condotto per mano da Anubi, dio dell'imbalsamazione, verso una bilancia.
In una sorta di secondo fotogramma di uno stesso episodio, l'immagine seguente rappresenta Anubi che su un piatto della bilancia ha posto il cuore del defunto, rappresentato dal geroglifico corrispondente ad un vaso (talvolta tale simbolo viene sostituito dalla intera figura del defunto), mentre sull'altro piatto si trova la "piuma", ovvero la Maat, la verità, la giustizia (anche in questo caso, talvolta il simbolo viene sostituito dalla raffigurazione della dea Maat). Il dio della saggezza, Thot, prende nota dell'esito della pesatura: se, infatti, il cuore -come "registratore" di tutte le azioni, buone o malvagie, compiute durante la vita- bilancerà la piuma, allora il defunto sarà dichiarato "giusto", o "giustificato", ed ammesso al regno dei morti. In caso contrario, il cuore verrà dato in pasto a Ammit, "colei che ingoia il defunto", rappresentata da un mostro composito ai piedi della bilancia, che somma in sé gli animali più pericolosi dell'Egitto: il coccodrillo, il leone e l'ippopotamo.
La presenza di una bilancia connessa al concetto di valutazione della verità, giustificherebbe il fatto che proprio tale simbolo sia stato poi scelto, ancora ai nostri giorni, per indicare, appunto, l'imparzialità della giustizia.

lunedì 18 novembre 2013

IL MATRIMONIO CRISTIANO per la classe 3^ A e 3^ B sec 1°

Con il termine matrimonio si intende l'unione tra due coniugi.
L'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani afferma:
« Articolo 16
  1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
  2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
  3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato. »
(Dichiarazione universale dei diritti umani)
La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium, ossia dall'unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere; il matrimonium era nel diritto romano un "compito della madre", intendendosi il matrimonio come un legame che rendeva legittimi i figli nati dall'unione. Analogamente la parola patrimonium indicava il "compito del padre" di provvedere al sostentamento della famiglia.
In ogni caso, l'utilizzo del termine con riferimento all'unione nuziale si sviluppò con il diritto romano nel quale si diede riconoscimento e corpo al complesso delle situazioni socio-patrimoniali legate al matrimonium.

I SIMBOLI DELLE CATACOMBE per la classe 2^ A e 2^ B sec 1°

Le catacombe erano delle aree cimiteriali sotterranee utilizzate nell'antichità.
Le più celebri sono quelle cristiane, anche se ne esistono esempi legati ad altre religioni: ne esistono anche di fenicie e pagane, già glietruschi e gli ebrei usavano seppellire i loro morti in camere sotterranee. I cristiani ricrearono tale pratica inumativa abbandonando, per la fede nella resurrezione dei corpi, l'uso della cremazione pagana.

mercoledì 13 novembre 2013

LA STORIA DEL PROFETA GIONA per le classi 3^ A e B sec 1°


Secondo la tradizione rabbinica il profeta Giona sarebbe il figlio della vedova di Zarepta resuscitato da Elia (I Re, 17-24).

lunedì 11 novembre 2013

LA STORIA DI S TARCISIO MARTIRE per le classi 2^ A e 2^ B sec 1°

Di lui si sa soltanto quel che ne racconta un'epigrafe fatta porre da papa Damaso I sul suo sepolcro. Giovinetto romano, fu aggredito mentre portava l'eucaristia a cristiani imprigionati durante la persecuzione di Aureliano. Egli strinse al petto l’eucaristia, per non farla cadere nelle mani degli assalitori; costoro, esasperati, non riuscendo a strappargliela, lo uccisero.
Il suo culto riprese vigore nell’Ottocento in seguito alla pubblicazione del romanzo di Nicholas Wiseman Fabiola o la Chiesa delle catacombe.
San Tarcisio (par condicio: oppure Tarsisio) è il patrono dei ministranti.
La sua memoria liturgica si celebra il 15 agosto.  
                                                                          Martirio
Egli venne ucciso da alcuni suoi coetanei che insospettiti dal suo non volersi fermare con loro a giocare e da qualcosa che teneva nascosto al petto cominciarono prima a prenderlo in giro, poi a provocarlo, infine, una volta accortisi che era cristiano e portava con sé l'eucaristia, a picchiarlo selvaggiamente. L'intervento del legionario romano Quadrato, anch'egli cristiano, servì a liberarlo dalle mani dei suoi aggressori, ma Tarcisio era ormai esanime. «Mentre un gruppo di malvagi si scagliava su Tarcisio volendo profanare l’Eucaristia da lui portata, egli, colpito a morte, preferì perdere la vita piuttosto che consegnare ai cani rabbiosi le membra celesti di Cristo»: sono le parole scritte nelle catacombe di san Callisto a Roma e che, giunte a noi attraverso varie testimonianze, ci raccontano proprio di Tarcisio

STORIA DEGLI EGIZI:lL MITO DI OSIRIDE per le classi 1^A e 1^B sec 1°

'Egitto ha una storia lunghissima, risalente ad oltre 3 millenni prima di Cristo.
La valle del Nilo forma da sempre un'unità geografica ed economica, circondata com'è da deserti ad Est e ad Ovest, al Nord dal mare e a Sud dalle cateratte del Nilo.
La necessità di avere una singola autorità che gestisse le acque del Nilo portò alla creazione di uno dei primi Stati della storia del mondo, intorno al 4000 a.C., ma forse anche prima. Questa esigenza fece sì che le tribù nilotiche imparassero a vivere assieme sotto l'autorità di capi villaggio (detti, poi, dai Greci momarchi). Attraverso alterne vicende, sviluppatesi per circa mille anni, i momarchi scontrandosi ed alleandosi tra loro dettero infine forma a due Regni, l'Alto Egitto al Sud e il Basso Egitto al Nord, che vennero unificati in uno solo da Narmer, considerato il fondatore della I dinastia, cui seguirono numerose altre dinastie fino alla conquista persiana di Cambise e al successivo restauro sui generis del generale di Alessandro MagnoTolomeo I Soter.
Quando, infine, l'Egitto fu sottomesso dai Persiani, non riuscì più a liberarsi dal dominio straniero, e per 2.300 anni fu governato da: PersianiGreciRomaniBizantiniArabiArmeniCurdiTurchiBritannici.
Il presidente Gamāl ʿAbd al-Nāser disse di essere il primo Egiziano nativo ad esercitare il potere sovrano sull'Egitto, dai tempi dell'ultimo sovrano Nectanebo II, deposto dai Persiani nel 341 a.C., e non si trattava di un'esagerazione.
Lo storico greco Erodoto (V secolo a.C.) definì l’Egitto "un dono del Nilo", alludendo al fatto che la maggior parte del territorio egiziano è desertica e solo lungo la valle e il delta del grande fiume, oltre che nelle oasi, è possibile l’insediamento umano. Lungo il Nilo, le periodiche piene hanno consentito sin dall’antichità l’irrigazione delle terre e lo sviluppo dell’agricoltura, ponendo così le basi della luminosa civiltà egizia, che raggiunse il suo culmine nella seconda metà del II millennio a.C. con i sovrani del Nuovo Regno. Dopo un lungo periodo di declino, l’Egitto rinacque sotto la dinastia dei Tolomei (323-30 a.C.), i sovrani di origine macedone insediatisi nel paese dopo la sua conquista da parte di Alessandro Magno nel 332 a.C. Alessandria d'Egitto, la nuova capitale, divenne principale centro culturale del Mediterraneo e il suo prestigio sopravvisse alla dominazione romana (30 a.C. – 393 d.C.) e a quella bizantina (395-639 d.C.).
Tra il 639 e il 646 gli arabi assunsero il controllo dell’Egitto, portandolo nell’orbita dell’Islam, anche se la conversione alla nuova religione da parte della popolazione egiziana procedette lentamente.
Nel 1517 l’Egitto cadde sotto il potere dei turchi ottomani; dal 1798 al 1801 venne occupato da Napoleone Bonaparte.
Occupato dagli inglesi (1882), l’Egitto divenne poi una monarchia indipendente (1922) ma sotto il controllo del Regno Unito. Nel 1952 una rivolta militare rovesciò la monarchia e l’anno successivo fu proclamata la repubblica, di tipo presidenziale, con a capo Nasser.
Nel 1956 la nazionalizzazione del canale di Suez causò una grave crisi internazionale e una guerra con Israele, che occupò la penisola del Sinai e la striscia di Gaza. Le tensioni con Israele sfociarono in un nuovo aperto conflitto nel 1967 (Guerra dei Sei Giorni) e nel 1973 (Guerra del Kippur). Solo nel 1979 i due Stati conclusero accordi di pace che sancirono il ritorno del Sinai all’Egitto.

IL PROFETA AMOS per le classi 3^ A e 3^ B sec, !°

Il regno di Israele, dopo la fondazione avvenuta con il re Saul e gli anni di splendore sotto Re Davide e re Salomone, si trovò diviso in due entità statali: a nord Israele e a sud il regno di Giuda
Amos profetizzò al tempo di Geroboamo II, tempo di prosperità notevole (la prosperità materiale fu accompagnata ben presto da una grave decadenza religiosa e morale). Questo profeta semplice, rude e schietto rimase colpito dalla corruzione dilagante che egli individuò in due settori soprattutto: l'ingustizia sociale e la degenerazione del culto. Egli interviene contro tale stato di cose col la forza della parola profetica che da lui erompe implacabile e terribile. Il suo ministero non dovette durare più di un anno. In patria riprese le precedenti occupazioni e attese a riordinare i suoi oracoli.
Amos, semplice contadino e mandriano, fu chiamato improvvisamente dal Signore mentre seguiva il gregge (come egli stesso informa in 7,14-15) gli fu affidata la missione di predicare nei due regni e di ammonire il popolo che si era corrotto con il benessere. Particolarmente fece pressioni sui sacerdoti e sui potenti che con la loro astuzia camuffavano abilmente le ingiustizie contro i poveri. Le sue predicazioni contro i costumi del tempo gli procurarono forti inimicizie, visto che fu anche espulso dalla città di Betel dal re Geroboamo su istigazione del sacerdote Amasia.